Ho scelto, dipingo le donne:
Federica è una ragazza minuta, gentile, riservata ma nasconde in sé una forza interiore davvero eccezionale che esprime attraverso la pittura. ''Dipingere è la mia vita, non potrei pensare di fare altro'', confessa la giovane artista novese che, fin da quando era bambina, amava matite e colori.
Federica Limongelli da quegli scarabocchi sui fogli di strada ne ha fatta molta. Ha studiato al Liceo Artistico di Genova e poi si è fermata nel capoluogo ligure, per frequentare l'Accademia di Belle Arti. ''L'esperienza dell'Accademia – racconta ancora Federica – è stata davvero importante per crescere professionalmente e umanamente. Sempre ottimo è stato il rapporto con i docenti, che si è approfondito sempre più nel corso degli anni''.
Genova è la città che Federica ha scelto anche per il lavoro. Ha, infatti, lo studio nel cuore della Superba, in via Macelli di Sozziglia.
La giovane pittrice novese predilige rappresentare la figura umana, in particolare quella femminile. ''Ho sempre amato riprodurre la figura umana, già in Accademia. Là, però, avevamo le modelle, che io, oggi, non posso permettermi. Ma non per questo è mutato il mio modo di intendere l'arte: è l'essere umano sempre il protagonista delle mie opere''.
Da circa un anno, però, c'è una novità significativa: Federica si dedica alle 'vite silenziose', ''ovvero – spiega - i barboni, gli artisti di strada, gente di colore. Passeggio per Genova, osservo, scatto foto e, poi, da quell'immagine nasce il quadro. Interpreto, insomma, la vita quotidiana della grande città''.
Quali le tecniche preferite? ''Dipingo olio su tavola (è il mio supporto preferito) e poi, l'incisione''.
Federica Limongelli attraverso la pittura parla agli altri, comunica alle sue figure le proprie emozioni, le proprie paure, la propria voglia di vivere. ''Credo che la pittura, come anche la musica, sia un mezzo meraviglioso per rapportarsi con il mondo''.
Quale è l'obiettivo di Federica?. E c'è un pittore, in particolare, al quale si ispira? ''Il mio obiettivo è riuscire ad approdare sulla ribalta internazionale. Non c'è un pittore al quale mi ispiro, posso dire, però, che il mio artista preferito è Lucian Freud, nipote del grande Freud. Anche Lucian Freud è un pittore figurativo, nelle sue figure sente il desiderio che spinge l'artista a far uscire l'anima da questi soggetti''.
Federica Limongelli ha già alle sue spalle, nonostante la giovane età, molte personali sia a Novi e nell'Alessandrino, sia a Roma.
Marzia Persi (“Il Piccolo” ) - Alessandria 27/07/2005
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Lavoro di raffinata introspezione grafica, quello di Federica Limongelli, che virtualizza una composizione dalla sensibile atmosfera espressiva. L'immagine sottratta da un resoconto descrittivo, diventa armonia di toni e di segni.
Il linguaggio, basato su pochi elementi, è tuttavia ricco di allusioni e di note meditative. L'impressione si trasforma in pensiero che in seguito la struttura grafica chiarisce e perfeziona nell'equilibrio rigoroso delle forme.
Un punto di forza della Limongelli è la sua indipendenza rispetto al vario proliferare di tendenze e correnti. Lontana dalle complicazioni concettuali, come dalla vasta e multiforme progenie dell'Informale, è convinta che l'arte basti a se stessa, senza inutili orpelli sociali e filosofici.
Contestualmente alla grafica l'artista coltiva anche la pittura, naturalmente una pittura nuova che guarda con animo diverso, più sereno e libero alle vicende dell'uomo, alla sua tormentata e gioiosa vicenda esistenziale. Di questa ritrovata freschezza della pittura all'inizio del terzo millennio, la Limongelli è già sicuramente acuta e stimolante interprete.
Appare evidente come l'arte della nostra sia fatta di sfumature, di atmosfere e vibrazioni coloristiche che assorbono ogni traccia plastica della forma.
Quest'ultima, ancorché riconoscibile come elemento naturale, è pura lievitazione della luce. Il volume quasi scompare in queste immagini ovattate eppure sorprendentemente chiare.
La pittura di Federica Limongelli intuisce profonde verità che vivono nella memoria, nei ricordi. L'osservazione diretta può offrire qualche stimolo o spunto, ma il nucleo vivo dell'immagine nasce da una costante riflessione introspettiva.
Prof. Silvano Motti
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Dall'osservazione delle opere di Federica Limongelli scaturisce una sorta di inedita freschezza incantatoria vuoi per la genuinità delle immagini, vuoi per la limpidezza del tratto, vuoi per la pregnante carica di umanità che ne deriva tanto nella trattazione dei lavori ad olio quanto in quella dell'incisione nelle sue tecniche di volta in volta modulate sulle connotazioni specifiche del soggetto proposto ed in felice sintonia armonica con la sua pronunciata, fervida sensibilità.
La solida, rigorosa formazione condotta presso l'Accademia Artistica di Genova, dopo il conseguimento del diploma al Liceo Artistico,ed il successivo corso formativo riguardante il restauro conservativo seguito all'Istituto Superiore argomentazioni figurative nelle quali tanto il colore quanto l'orditura grafica perseguono – e conseguono finalità di amabile e gradevole di Arte Antica della stessa città di Genova l'hanno messa nelle condizioni di disimpegnarsi con abile ed agile disinvoltura nello strutturare fattura, con la delineazi ne di forme muliebri, di ritratti, di paesaggi, di composizioni e tematiche varie e nella individuazione, ora umbratile ora solare, di scorci urbani desueti, confinati in un immeritato oblio, dove essa è in grado di far rivivere sensazioni, percezioni, visioni di un mondo rorido di fragranze e di allitterazioni emotive, memoriali, con figure alle prese con mansioni e con incombenze ancora presenti nella mente di chi non è stato del tutto sommerso e snaturato dal male inteso progresso, affidato all'idolatria della tecnologia avulsa dall'Imprescindibile componente morale.
Dalle sue pagine grafiche e da quelle contrappuntante sulla tela da una morbidezza coloristica che non di rado suggerisce contrassegni di soffusa musicalità affiorano sequenze di sentimenti puri ed incontaminati, con aloni di recuperata quiete, attraverso angoli di Garbagna, di Triora o di Novi Ligure, la città dell'alessandrino in cui ha avuto i natali ed in cui vive.
La sincerità dei sui intendimenti estetici e la consistenza delle sue capac tà di operatrice originale e dotata hanno avuto riprova e conferma nei prestigiosi e qualificanti riconoscimenti che le sono stati assegnati.
Prof. Giuseppe Nasillo - Torino, Agosto 2004
Pubblicata nella Rassegna di Letteratura, Arte, Attualità
“Percorsi d’oggi” - Anno XX - n.4 - Luglio/Agosto 2004
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Federica Limongelli ha capito che il mondo è bellezza e che, sotto una certa prospettiva, si può cogliere la gioia anche nella quotidianità, che anche nelle situazioni di grave indigenza e sofferenza l'uomo è capace di trovare dignità, solidarietà e quindi il sentimento del bello.
La realtà è un grande quadro meraviglioso che bisogna sapere apprezzare, ma quasi tutti vogliono esclusivamente le luci e i colori e sono pochi coloro che sanno accettare anche le ombre. Lei invece, legge il mondo con il pennello, per questo dice di aver sempre dipinto, anche “nella pancia della mamma”, e per questo penetra al di là del velo, sapendo cogliere l'armonia e l'appassionata bellezza composta di chiari e di scuri di tutte le cose. E uno dei motivi che fanno di Federica Limongelli un'artista vera; è una estrema sincerità e umanità del suo operare estetico che le garantiranno una sicura e duratura stima come pittrice.
Del suo eterogeneo repertorio sono soprattutto le incisioni, la tecnica che Lei predilige, a rappresentare a sua forza di resa. Sono splendide opere di solida sapienza compositiva, che illustrano scenari liguri e del basso Piemonte. Una matura abilità nel disegno le consente di costruire immagini dall'orditura grafica raffinata, quasi miniaturistica, che sanno esprimere profonda quiete e purezza allo stesso tempo, linearità dolcissima e musicale. Questa sensibilità tutta sua del tratto, è visibile particolarmente nella serie dei nudi e delle figure umane, che sono un altro motivo ricorrente della sua pittura e che si riallacciano a quella peculiare declinazione dell'Impressionismo, che fu l'opera di Degas. Perchè anche Degas fu più disegnatore che colorista, perché fu proprio Lui ad insegnare quella sintesi tra corpo e spazio, per mezzo del segnografico, che spicca così forte in Federica. E poi anche Lui amava dipingere nudi femminili nella dimensione intima e quotidiana dello spazio domestico.
Sempre all'affinità istintiva verso gli impressionisti è dovuta una caratteristica che avvicina la nostra pittrice a Henr de Toulouse-Lautrec. Si tratta del concetto, inaugurato proprio dal grande artista francese, per cui l'attività artistica non si conclude più in un singolo oggetto finito, come può essere un quadro, ma si continua in una serie numerosa di dipinti, disegni, incisioni, schizzi, utilizzando uno strumento espressivo ulteriore che sta fuori dall'opera singola e che consiste nella possibilità di sequenziale e di accostare le opere. E' la poetica di Mallarmè, per cui l'arte non è più circoscritta alla “visione” dell'artista, ma è un'entità più complessa che sintetizza la sua esistenza.
Marcus Risso (“Il Novese”) - Novi Ligure 10/03/2005